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Una fumosa diatriba

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La cabina passeggeri e la cabina di pilotaggio di aviogetti commerciali, essendo ambienti confinati di lavoro, presentano gli stessi inquinanti chimici  presenti anche in altri luoghi chiusi,  dovuti principalmente alla presenza di vernici, moquette, arredi,  equipaggiamenti e materiale usato per le pulizie. 

Da tempo, però, è stato sollevato il dubbio sulla presenza o meno di altre sostanze tossiche provenienti dal motore e da altri impianti (idraulico e di lubrificazione) veicolati all’interno dell’aereo per mezzo del sistema di condizionamento.   

L’aria esterna necessaria a pressurizzare e climatizzare la cabina di un velivolo  è prelevata dai compressori dei motori, se in volo, o dal generatore ausiliario (APU- Auxiliary Power Unit), se a terra. In certe situazioni anomale  (guarnizioni usurate dei motori o dell’APU, errori di manutenzione o difetti di progettazione) si può verificare che piccole quantità di carburante, olio e fluido idraulico vengano immesse all’interno dell’aeromobile tramite l’aria del condizionamento. 

La discussione sulla presenza e sui livelli di concentrazione di inquinanti chimici nella cabina di una aeromobile dovuti alla penetrazione di fumi è una diatriba che va avanti da molti anni tra le case costruttrici, le associazioni professionali ed alcuni passeggeri che hanno lamentato danni. 

Da una parte abbiamo i costruttori di velivoli come la Boeing che  sostiene  che nelle ”rare” occasioni in cui i contaminanti chimici potrebbero penetrare  all’interno dell’aeromobile, le concentrazioni sarebbero ben al di sotto dei “livelli soglia” stabiliti dalla tossicologia moderna; dall’altra parte ci sono molti piloti e passeggeri che ritengono la pessima qualità dell’aria  responsabile di patologie neurologiche da loro sofferte.   

Il 21 aprile 2008 nel programma “Panorama” della BBC viene trasmesso un documentario nel quale si investiga sul problema. Due reporter prelevano campioni di aria da due diversi aeromobili e li fanno analizzare dal professor Christiaan Van Netten, tossicologo, il quale trova, in tutti e due i campioni, tracce di un organofosfato, il tricresylfosfato(TCP). Gli organofosfati sono sostanze tossiche per l’uomo che  vengono largamente adoperate in agricoltura in qualità di pesticidi; i casi di avvelenamento fino ad adesso conosciuti sono dovuti ad ingerimento o inalazione accidentale ed a tentativi di suicidio. Il tricresylfosfato è una neurotossina responsabile di effetti negativi sul sistema nervoso; il suo effetto non si limita alla fase acuta, ma provoca notevoli effetti cronici.

Le concentrazioni rilevate dai campioni prelevati si presentano comunque al di sotto dei limiti internazionali di sicurezza.  Il professor Van Netten si dimostra, però,  un po’ scettico a definire quella campionata una “bassa” concentrazione, in quanto i valori soglia internazionali non sono basati su “condizioni ambientali di volo”.  L’Unione Europea si sta da poco muovendo per sopperire a carenze legislative in materia e sta svolgendo un indagine preliminare per identificare eventuali premesse per una modifica ai regolamenti europei attualmente in vigore. 

Il 15 Dicembre 2009, il nuovo aereo di lungo raggio Boeing 787 ha effettuato il suo volo inaugurale al Boeing Field di Seattle. Il Boeing 787 presenta una rilevante innovazione tecnologica dal punto di vista della qualità ambientale all’interno dei velivoli. La novità importante del 787 è l’utilizzo di generatori elettrici, al posto dei tradizionali sistemi di spillamento d’aria compressa dal motore, per alimentare gli impianti di condizionamento. L’aria proverrà dall’atmosfera esterna piuttosto che dai propulsori, eliminando così il rischio che possa venire contaminata dagli stessi. 

Purtroppo, fino al giorno in cui la totalità degli aeromobili di lungo raggio saranno dotati di sistemi simili, il membro di equipaggio dovrà fare affidamento unicamente al suo senso olfattivo e alla sua capacità di avvertire odori estranei. I naviganti, durante le visite mediche periodiche, non vengono sottoposti a prove olfattive. Alcuni piloti, per esempio, hanno un ridotto senso dell’odore, mentre altri sono addirittura insensibili.

Un'altra ragione di maggior preoccupazione è che dopo 3 minuti di esposizione ad una sostanza odorosa, la capacità individuale di percepire l’intensità di un odorante è ridotta di circa il 75%.

(15 maggio 2010)

 

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