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Oh... vu' lava'?

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Brutta sorpresa arrivando in aeroporto stamani: l'equipaggio è qui, al completo, un'ora prima dell'orario di partenza del volo, come previsto, ma quello che manca è l'aereo, partito in ritardo causa maltempo dall'aeroporto dove si trovava a passare la notte dopo l'ultimo volo di ieri sera.

Cose che capitano, ma iniziare una giornata di lavoro con sulle spalle la pesante eredità di un'ora da recuperare non è esattamente quello che tutti, piloti, assistenti di volo e, last but not least, passeggeri, si augurano.

E quando finalmente arriviamo a bordo c'è l'ultima brutta sorpresa: i parabrezza dell'aereo sono sporchissimi, pieni di moscerini, come a volte succede soprattutto a primavera. Evidentemente i colleghi che ci hanno portato l'aereo si sono imbattuti, durante il decollo o l'atterraggio, in uno sciame di insetti, e ora c'è da ripulire il tutto...  se ci riusciremo.

Sì, perché se gli aerei (esattamente come una macchina) sono dotati di tergicristallo che servono per migliorare la visibilità in caso di pioggia o neve nelle fasi di decollo, atterraggio e rullaggio, non sono viceversa equipaggiati di un sistema di lavaggio dei vetri (i classici spruzzatori), e occorre quindi far arrivare sottobordo un'apposita scala, anzi, per meglio dire, una specie di impalcatura che permetta agli addetti di arrivare all'altezza della cabina di pilotaggio, e in molti aeroporti pare proprio che questo sia impossibile, per lo meno in tempi ragionevoli... figuriamoci oggi che abbiamo particolarmente fretta di partire.

E infatti il rampista (l'addetto di scalo che coordina e segue le attività pre-volo) appena gli comunichiamo la richiesta, lascia cadere desolatamente le braccia: "Ah comanda', qua oggi stiamo  già in ritardo, se aspettiamo anche la scala per i vetri non si parte più."

E allora non rimane altra scelta che arrangiarsi alla buona. Un paio di tovaglioli recuperati dalla dotazione destinata al servizio, una caraffa di acqua calda e un po' di sapone liquido dalle toilette di bordo. Poi, mentre io lo tengo per le gambe, il mio collega apre il finestrino laterale, si sporge quasi completamente fuori, in equilibrio precario a diversi metri da terra,  e a rischio di rompersi l'osso del collo precipitando di sotto provvede rapidamente alla pulizia dei parabrezza.

Quando ha finito, mentre scivola in fretta dentro alla cabina di pilotaggio prima che i passeggeri ormai in arrivo per l'imbarco lo sorprendano in questa insolita ed acrobatica posizione, lo sento mugugnare qualcosa a proposito di semafori, extracomunitari e sindaci.

"Fanno di tutto per cacciarli dai semafori... un'ordinanza dietro l'altra... pattuglie di vigili e multe salatissime... ma io dico: perché non li mandano in aeroporto? Qui li accoglieremmo a braccia aperte."

(3 giugno 2010)

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