Iscrizione Newsletter

Iscriviti alla Newsletter



Login

Il poeta del cemento armato

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Questo l'epiteto che Pier Luigi Nervi, ingegnere italiano, si meritò per  le sue teorie che si rifacevano direttamente al concetto d’arte nelle costruzioni. Alle origini delle idee per le sue strutture ci furono le aviorimesse per gli aeroporti della Regia Aeronautica costruite negli anni ’30-’40.

La sua figura è talmente sfaccettata e prolifica che non è possibile tracciarne un profilo in breve. Aveva l'audacia dell'ingegnere, la fantasia dell'architetto e la concretezza dell’imprenditore.

Geniale progettista di edifici spettacolari, Pier Luigi Nervi a differenza della maggior parte dei colleghi, era anche un costruttore. Possedeva un'impresa, la Nervi e Bartoli SpA, (impresa familiare, Bartoli era il cugino e vi erano coinvolti i figli di Nervi), che gli consentì di realizzare in proprio, “chiavi in mano”, quasi tutti i suoi progetti più importanti, intervenendo di persona in ogni fase del processo costruttivo, dal primissimo disegno all'ultimo mattone.

Uomo di studio e di cantiere, Nervi era anche professore universitario, nelle sue lezioni con intento quasi profetico teorizzava: “L'invenzione strutturale non può che essere il frutto di un'armoniosa fusione di personale intuizione inventiva e d’impersonale, realistica, inviolabile scienza statica”.

Ingegnere, rimproverava agli architetti la disattenzione ignorante in materia di statica. Architetto, contestava agli ingegneri la ruvida mancanza di sensibilità estetica. Costruttore, sperimentava nuove tecniche industriali (la prefabbricazione strutturale in cemento armato) e inventava nuovi materiali (il ferro-cemento, costruì persino dei natanti con questo materiale). Saggista, denunciava “il distacco tra mentalità matematico-tecnica e intuitivo-artistica”, individuando nella separazione scolastica e professionale tra ingegneria e architettura la causa principale della crisi dell'architettura moderna. Nel '45 uscì il suo libro più famoso, “Scienza o arte del costruire?”.

Nelle gigantesche aviorimesse costruite per la Regia Aeronautica , dove nelle arditissime coperture a campata unica sperimentò la prefabbricazione in cemento armato (“il più bel materiale che l'umanità abbia mai inventato”- diceva), si svilupperanno stilisticamente i motivi dominanti delle sue realizzazioni fino a quello che è considerato il suo capolavoro, vale a dire l’aula delle udienze in Vaticano, dedicata inizialmente proprio a Nervi e poi a Paolo Sesto.

Alla fine degli anni ’30, per le esigenze della Scuola di Navigazione d’Alto Mare, venne deciso il potenziamento dello scalo con l’edificazione di due aviorimesse. L’incarico, a seguito di un appalto concorso, fu assegnato a Pier Luigi Nervi che già si era magistralmente distinto in tale settore infrastrutturale con la realizzazione delle due aviorimesse geodetiche di Orvieto nel 1935.

Le aviorimesse di Orbetello, rispetto al precedente tipo di Orvieto, differivano per la scelta del sistema statico adottato per la struttura ( riduzione a sei degli appoggi a terra sistemati lungo le linee di spinta della volta a padiglione), per la concezione tecnico costruttiva della volta (uso della prefabbricazione con travetti reticolari in cemento armato), ed, infine, per il sistema della copertura, risolta con il semplice tamponamento in tegoli di Eternit fissati sui travetti.

Questo appalto prevedeva la costruzione di due ulteriori aviorimesse ad Orvieto, ed altre due a Torre del Lago Puccini per l’idroscalo di Massaciuccoli; oltre alle due per Orbetello, sei in tutto (un modello delle costruzioni di Orbetello per le prove statiche è conservato nelle teche delle trasvolate presso il museo storico dell’Aeronautica a Vigna di Valle). Nessuna di queste strutture sopravviverà alla furia distruttrice dei nazisti, unica consolazione per l’ingegnere fu la constatazione che nonostante la distruzione dei pilastri con numerose bombe d’aereo fatte brillare alle basi, il reticolo della volta aveva sostanzialmente mantenuta inalterata la sua funzione.

Il mitico progettista in compenso vedrà che altre aviorimesse nel frattempo commissionate sopravviveranno: si tratta delle aviorimesse “minori” di Pontecagnano, Marsala e Pantelleria,  giunte in discreto stato fino ai giorni nostri.

Pontecagnano e Marsala anche se di dimensioni certamente più modeste delle stupende strutture geodetiche, sono al solito innovative essendo completamente in cemento armato, contrariamente all’abitudine dell’epoca.

A Pantelleria la ditta Bartoli e Nervi aveva ultimato nel settembre 1939 un hangar sotterraneo lungo 340 metri e largo 26. La storica aviorimessa dell’ing. Nervi, imponente ed articolata struttura in cemento armato, ancora oggi è testimone della storia dell’isola e dell’ingegno italiano avendo subito solo lievi danni durante i furiosi bombardamenti della seconda guerra mondiale. Oggi l’immensa struttura è utilizzata dal Comune di Pantelleria, tramite un protocollo d’intesa con l’Aeronautica, per mostre e manifestazioni.

Giulio Carlo Argan in un suo scritto parlando delle aviorimesse di Orvieto, Orbetello e Torre del Lago, afferma che i pilastri delle aviorimesse “frenano” invece di “sorreggere” le immense volte. E’ una stupenda immagine poetica che contiene tutto il magistero dell’arte di quella perduta architettura.

Nell’intuizione di Argan che vede la volta dell’aviorimessa tendente ad alzarsi in volo, proprio come le macchine che doveva tutelare, è contenuta l’indicibile emozione che colpiva lo spettatore nel percorrere gli invasi, verrebbe da dire le navate. Non sappiamo se questa dimensione dell’aviorimessa “volante” fosse intuita o voluta da Nervi, ma certamente, conoscendo la sensibilità dello storico attento a cogliere un barlume d’arte anche nell’esperienza condotta dall’ingegnere sugli aeroporti, possiamo lasciar correre l’immaginazione.

(28 agosto 2010)

 

RSS
RSS