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Lo walkman in pullmino

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“Vita di equipaggio” è una espressione fuorviante. Già, poiché è da tempo che assistiamo alla “morte dell’equipaggio”. Per definire un equipaggio non basta un agglomerato di sei o più persone che si trovano incidentalmente a bordo di un aereo per lavorare simultaneamente.

Occorre uno spirito di squadra, una condivisione di obbiettivi, un interesse verso il prossimo.

Soprattutto in quest’ultimo caso non può che essere significativo il quadro di un gruppo di persone che entra in un pullmino al termine di una giornata di volo e regolarmente c'è uno che si mette le cuffie per ascoltare la sua musica.

Messaggio: "Di voi non me ne può fregare di meno, lasciatemi alle mie cose, che tra tre giorni devo tornare a casa e mi rode già abbastanza che sto fuori".

Contro-messaggio: "Vabbè."

Nel nostro lavoro non costruiamo nulla di duraturo, non lasciamo una traccia visibile di ciò che facciamo. Tutto quello che facciamo è dare un servizio. Di trasporto o di assistenza, non importa. È una vita puramente di relazione.

Al termine di questo lavoro possiamo dire di aver accumulato tanta esperienza, che proviene dagli incontri, dagli scambi che abbiamo avuto con i colleghi e con le persone con cui ci siamo confrontati in un contesto totalmente diverso da quello abituale.

Se togliamo anche questo, stiamo percorrendo una china che ci porterà a rovinare quel tanto di buono che il lavoro ci offre.

Ciò che gli altri vedono, ed invidiano, della vita del navigante è proprio l’aspetto goliardico, quasi fanciullesco, della vita itinerante. Ovviamente, questo è solo “the sunny side”. Come cantava Vasco Rossi: “Quando ci ho il mal di stomaco, con chi potrei dividerlo?”.

Quando siamo in mezzo alla tempesta, siamo soli. Non ci sono compagni di gioco, non ci sono momenti di relax. A volte, ci sono situazioni in cui hai la morte davanti e la galera dietro, ma dietro quella porta chiusa, nessuno sa niente; c’è chi legge il giornale sereno e ti saluta sereno, quando scende dall’aereo.

Chi si chiude dentro il proprio walkman forse non lo sa di buttare gli anni migliori della propria vita e della propria esperienza.

Però, che musica ragazzi.

(1 dicembre 2010)

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