Aeronautica o Aviazione? PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Di Antonio   

E' una gustosa diatriba lessicale, vecchia di anni, che ha avuto anche momenti di discussione decisamente importanti. Per esempio, quando si trattò di scegliere il nome da dare alla nuova forza armata all’atto della sua fondazione, nel 1923: Regia Aeronautica o Regia Aviazione?

E poi tutti i derivati: aeronauta o aviatore? aeronautico o aviatorio? aeronavigazione o avionautica? aviocampo o aerocampo?

Addirittura nel 1926, Italo Balbo, Sottosegretario di Stato per l’Aeronautica, incaricò un mito dell’aviazione pionieristica, Amedeo Mecozzi, di compilare un vocabolario tecnico aeronautico senza ricorrere ad idiomi stranieri. Con l’occasione affidò la Rivista Aeronautica ad un altro mito in congedo, il generale Giulio Douhet, tra l’altro per raccogliere commenti e proposte sul tema. Si iniziò coniando la voce “aliante” per sostituire quella di “velivolo senza motore”. Ma la questione era nata ben prima in terra di Francia.

Clément Ader, un formidabile capostipite dei pionieri dell’aviazione, alla fine dell’ottocento rinunciò a chiamare il suo prototipo “aèroplane” e lo chiamò “avion” mutuando l’espressione dal latino “avis”, riferita agli uccelli. Oltre al riferimento al volo attivo esercitato dagli uccelli, Ader aveva anche un problema pratico: non poteva usare le parole "volo" e "volare" perché in francese significano anche "furto" e "rubare", e così chiamò "aviazione" l’organizzazione di uomini, mezzi ed infrastrutture che si occupavano di volo. Coniò anche avier, aviage, avionnerie. La particella "avio" trovò successo anche in Italia (aviosbarco, aviorimessa, aviolancio, aviorifornimento).

Stranamente negli anni 30, quando anche in Francia si costituì la forza armata indipendente, essa non fu chiamata né Aviazione come suggeriva Ader e nemmeno Aeronautica, parola che risaliva addirittura all’origine stessa dell’avventura moderna del volo umano, al volo con gli aerostati, per merito dei francesissimi fratelli Montgolfier. Era stata quella attività a dare corso ai nomi aeronautica e aeronauta, riferito ai coraggiosi manovratori dei globi aerostatici. E invece la nuova forza armata fu denominata "Armée de l’Air!"cioè Armata dell’Aria, mutuando il termine dalle schiere degli eserciti di terra: un vero e proprio affronto alla nascente specialità.

Anche in Spagna nel 1910 nasce la forza armata indipendente per la guerra aerea ed anche qui assume una denominazione tipicamente di origine terrestre “Ejército del Aire”. Nei paesi anglosassoni si userà l’equivalente di Forza Aerea (Air Force), un’espressione decisamente più affine al compito svolto, che poi verrà tradotta un po’ in tutte le lingue.

In Italia si inizia con gli aeronauti, ovvero gli aerostieri per i palloni e i dirigibilisti per i dirigibili, mezzo aereo quest’ultimo, che in altre lingue sarà detto aeronave. Nel 1910 il Ministero della Guerra del Regno d’Italia istituì, nell’ambito delle specialità del Genio, all’interno del Battaglione Specialisti, la Sezione Aviazione. Nel 1912 all’indomani dell’esperienza libica, si istituisce un ente centrale di aviazione che viene chiamato “Ispettorato Aeronautico”. Con l’entrata nella prima guerra mondiale l’Ispettorato viene costituito in “Corpo Aeronautico Militare”. Si immette così la denominazione che poi rimarrà, per progressive modifiche, sino alla costituzione della forza armata indipendente che erediterà il medesimo nome. L’abbandono della locuzione “Aviazione Militare” non obbedì pertanto a considerazioni semantiche ma ad una automatica e cronologica sostituzione di termini.

Dal punto di vista dei significati, il termine "Aeronautica" era composto da un aggettivo (aereo, che come prefisso diviene aero), e da un sostantivo (nautica, ovvero arte di governare la nave), ne deriva anche nauta, cioè marinaio. Aeronautica pertanto significa: arte di governare la nave per aria. E aeronauta significa marinaio dell’aria, come Astronauta diverrebbe marinaio degli astri.

L’arte di governare un velivolo non è assimilabile per queste considerazioni alle attività marinare, che al più sono accostabili al governo di palloni e dirigibili. In base a questi ragionamenti si ritiene corretto l’uso del termine Aviazione con le conseguenti derivazioni aviatica, avigazione, aviatore. Il prefisso "avio" non ha però riscontrato l’uso teorico che si riteneva corretto. Andrebbe usato, secondo i puristi, il termine "aeronautica" per il più leggero dell’aria, ovvero i mezzi che usano i principi della (aero)statica, e "aviazione" per gli apparecchi che sfruttano i principi dell’aerodinamica.

Ad ogni buon conto il lavoro per redigere un vocabolario di terminologia aeronautica (aviatoria!) in lingua italiana venne portato avanti con fiero cipiglio, soprattutto nel periodo fascista quando la guerra ai termini stranieri divenne talmente maniacale da cadere nel ridicolo. Nel ’34 viene edito il tomo Terminologia Aeronautica a cura del Ministero dell’Aeronautica, contenente 1.500 lemmi.

Nel 1964 viene data alle stampe una nuova versione aggiornata con 10.000 termini tradotti in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Un successivo tentativo nel 1985 fallirà. Si arriva pertanto ai giorni nostri con l’uso italianizzato di termini stranieri (per lo più inglesi) che stravolge i significati e finisce col creare un gergo incomprensibile.

In definitiva però possiamo affermare che oggi in Italia, "aeronautica" è usato con significato prevalentemente militare, mentre "aviazione" è maggiormente inteso ad indicare l’ambito civile. E’ un po’ come la storia del calabrone, secondo le regole dell’aerotecnica lui non potrebbe volare, ma siccome lui non le conosce... vola lo stesso!

(3 dicembre 2010)