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PPL: prima di volare

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Non c’è dubbio che per ogni Pilota, dovunque la sua passione lo abbia portato negli anni, la prima licenza, il vecchio primo grado, l’attuale PPL, resterà un ricordo difficilmente cancellabile dalla memoria.

Non solo perché l’addestramento ricevuto in questa fase è comunque viatico fondamentale per la sicurezza e per lo sviluppo tecnico futuro, ma per quell’insieme di emozioni, timori (paure?) soddisfazioni che si legano ai primi voli ed alla progressiva presa di coscienza di essere in grado di staccarsi da terra e ritornarvici il più delicatamente (non sempre) possibile.

Per chi è, o è stato, istruttore (e spesso istruttori si rimane anche a titolo scaduto) non credo che esista maggior soddisfazione di “mettere le ali” a qualcuno, di qualunque età sia e con qualunque obiettivo, che si appresti a costruire la sua esperienza aeronautica e di vederlo poi crescere a volte fino ai vertici della professione.

Ho proprio scritto "vederlo crescere" perché spesso il legame che si crea in questa prima fase dell’addestramento, supera il rapporto tecnico istruzionale e si consolida nel tempo in un’amicizia che nasconde nel vecchio allievo un senso di gratitudine difficilmente spiegabile e nell’altrettanto vecchio istruttore un senso di soddisfazione parimenti non definibile.

Diamo quindi un’occhiata più da vicino a questa prima licenza di volo, la Licenza di Pilota Privato, o PPL.

La licenza di PPL consente di operare come pilota responsabile del volo ai comandi di velivoli mono o plurimotore (se in possesso della relativa abilitazione) su territorio nazionale o all’estero (se si è superato positivamente l’esame di conoscenza della lingua inglese detto TEA), in condizioni di volo a vista VFR diurno o notturno (in questo caso dopo adeguato addestramento) o, sempre se abilitati, in condizioni di volo strumentale IFR. Il tutto naturalmente per fini ricreativi e non per fini commerciali.

Quindi, al di là della fredda descrizione, questa licenza di base consente di fare quasi tutto in ambito aeronautico. Il "quasi" si riferisce ad una piccola ipotetica limitazione di chi potrebbe permettersi di volare su aerei con equipaggio di condotta multiplo, e parlo magari di aerei executive particolarmente prestanti per i quali è necessario essere in possesso di una licenza di pilota commerciale per sedersi nella posizione di copilota o addirittura una licenza di pilota di linea per averne la responsabilità come comandante.

Per essere ammesso ai corsi per l’ottenimento del PPL bisogna aver superato la visita presso l’Istituto Medico Legale dell’Aeronautica Militare con un risultato di prima o seconda classe: in sostanza e senza tante fisime, bisogna avere una sana e robusta costituzione, come si diceva una volta per la prima classe, e, nella seconda classe, le limitazioni relative ai deficit visivi (spauracchio di molti) sono assolutamente risibili e sono ammesse anche eventuali correzioni avvenute tramite interventi chirurgici.

Non è male ricordare che durante la visita medica vengono fortunatamente effettuati esami specifici in grado di individuare l’assunzione di sostanze stupefacenti... ho visto più di un ragazzino tentare di arrampicarsi sugli specchi per giustificare le proprie “marachelle”.

L’età minima al conseguimento della licenza è di 17 anni che, tradotto, significa che si può cominciare il corso anche prima di questa età, basta raggiungerla prima di essere sottoposti all’esame finale per il conseguimento della licenza.

Superato l’esame medico al quale ci avrà indirizzato la Scuola di Volo, sia essa una FTO (Flight Training Organization) o una OR (Organizzazione Registrata), si può cominciare... a studiare.

Le ore minime di studio a terra sono 100 e sono suddivise nelle seguenti materie: Nozioni generali sugli aeromobili, Prestazioni e pianificazione del volo, Prestazioni e limitazioni umane, Meteorologia, Navigazione, Procedure operative, Principi del volo e Comunicazioni.

Al termine del corso, in fase di esame, l’allievo verrà sottoposto ad una serie di domande a risposta multipla sulle materie studiate, durante una sessione organizzata da ENAC.

(6 dicembre 2010)

 

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