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In visita alla NASA

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Una delle cose che stupisce degli americani è la loro capacità di trasformare tutto in business. Ogni idea diventa un’occasione di guadagno. La visita al centro spaziale Kennedy di Cape Canaveral, da questo punto di vista, è stata un’esperienza davvero entusiasmante.

Praticamente, hanno istituito un centro per l’accoglienza dei turisti, in modo da recuperare soldi per autogestire il centro ed eventualmente investire i soldi in eccesso.

D’altra parte, gli americani hanno delle cose che sono solo loro: il cinema è nato altrove, ma loro lo hanno fatto diventare quello che è adesso. Quindi, hanno pensato di istituire un parco divertimenti a Los Angeles, nel quale il visitatore può vedere cosa c’è dietro le quinte, gli effetti speciali, il doppiaggio e tutto quello che in genere orbita intorno al cinema.

La Walt Disney Production è nata qui? E loro mettono su un parco divertimenti che ti fa vivere nel magico mondo dei cartoni animati, che poi non è molto differente da quello che c’è intorno a Disneyland.

Allo stesso modo, dato che sulla Luna c’è la bandiera americana, hanno pensato di mettere su una via di mezzo tra un museo dell’astronautica ed un parco divertimenti in cui si può avere confidenza con lo spazio, con le missioni degli astronauti, con il mistero delle galassie.

La cosa che mi ha stupito di più è stato vedere gli astronauti in carne ed ossa che fanno le foto con i turisti, che firmano copie di libri, che si fermano a parlare con i visitatori. Uno di loro ha raccolto anche le domande che i visitatori hanno fatto negli anni e ne ha fatto un libro che viene venduto nel negozio souvenir. In Italia, sarebbe impensabile vedere un astronauta che si mette a disposizione della struttura di appartenenza per fare entertainment.

Un astronauta con quattro missioni nello spazio, di cui due da comandante dello Shuttle, è il protagonista di un filmato che dà il benvenuto ai turisti che vogliono sperimentare le sensazioni del lancio dello Shuttle.

In effetti, c’è un simulatore che permette di vivere le sensazioni del lancio, con tanto di messa in posizione verticale, di scossoni dovuti al momento dell’ignition, quando i razzi sono alla loro massima potenza. Arrivati in orbita, viene simulata una perdita di ossigeno a bordo, tale da dover interrompere la missione ed effettuare un atterraggio di emergenza. Guarda caso, l’avaria capita proprio sulla verticale dell’Italia.

Fortunatamente, la simulazione termina prima di atterrare. Perché lo voglio vedere, io, il comandante dello Shuttle che atterra a Fiumicino.

Lì ci riescono solo i piloti italiani.

(9 gennaio 2011)

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