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Incidente di Stato

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L’incidente capitato il 10 aprile 2010 all’aereo presidenziale polacco a Smolensk è più unico che raro, non solo perché ovviamente gli incidenti a voli di stato non sono così frequenti, ma anche per le implicazioni politiche che ha comportato.

Tra le varie tragedie assimilabili, più devastante di questa fu quella che coinvolse i presidenti di Ruanda e Burundi, Juvénal Habyarimana e Cyprien Ntaryamira nel 1994 (insieme sullo stesso volo), che poi diede inizio alla sanguinosa guerra civile, o sempre in Africa l’incidente al Segretario Generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjold, nel 1961. Per la verità, includendo anche la scomparsa del Presidente mozambicano Samora Machel (1986), si tratta quasi sicuramente di attentati più che d’incidenti, mentre quello polacco, sia pure tra mille sospetti e polemiche, appare essere un incidente “classico”. Probabilmente un altro Presidente dell’Europa orientale fu vittima anche esso di un incidente “esclusivamente” aeronautico, Boris Trajkovski, Presidente della Repubblica di Macedonia, nel 2004.

Le implicazioni politiche per l’incidente del Presidente polacco Lech Kaczynski sono conseguenti alla relazione che si riferisce all’indagine sull’accaduto dell’aprile 2010 a Smolensk, da parte dell’ente Russo che si occupa di investigazioni sugli incidenti aerei. L’ente in questione è il MAK (www.mak.ru), acronimo di Mezhgosudarstvenny Aviatsionny Komitet, in inglese Interstate Aviation Committee, in italiano Comitato Interstatale per l’Aviazione, un organo interstatale per i paesi aderenti alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), che raccoglie l’eredità di parte delle repubbliche dell’Unione Sovietica; all’organo aderiscono: Azerbaijan, Armenia, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghisistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan. Il MAK è operativo dal 1991 e tra i suoi servizi c’è anche l’Air Accident Investigation Commission, cioè la commissione per le investigazioni sugli incidenti aerei, che indaga su tutti gli incidenti che capitano nei dodici paesi aderenti.

L’indagine dell’aprile dello scorso anno, riguarda il fatto verificatosi ad una folta delegazione di eminenti personaggi politici polacchi che stava andando a Smolensk, e avrebbe dovuto atterrare presso il locale aeroporto militare, per poi recarsi in auto o elicottero nella città di Katyn, poco distante. L’occasione era data dalla commemorazione delle vittime dell’eccidio di militari polacchi, noto appunto come massacro della foresta di Katyn.

La questione storica costituisce un severo imbarazzo per le relazioni tra la Russia e la Polonia. Infatti, a seguito dell’occupazione nel 1939 della Polonia, da parte della Germania nazista e dell’Unione Sovietica guidata da Stalin, conseguentemente agli accordi Ribbentrop-Molotov, furono fatti decine di migliaia di prigionieri. Gli ufficiali che costituivano l'élite polacca, essendo nominati tra i laureati, furono sistematicamente eliminati per ordine di Stalin al fine di cancellare tutta la classe dirigente del paese occupato e sottometterlo meglio. L’URSS negò fino al 1990 i fatti, cosa che aveva sempre costituito un impedimento al normale sviluppo di relazioni politiche tra i due paesi. Nell’ottobre del 1990 Michail Gorbačëv porse le scuse ufficiali del suo paese alla Polonia e s’iniziò la procedura legale per riconoscere i fatti come genocidio e crimine di guerra e poi consegnare tutti i documenti, nel frattempo mantenuti segreti, al governo polacco.

La vicenda non è tuttavia ancora conclusa, per questo, il 10 aprile 2010, si era organizzata una solenne cerimonia cui avrebbero preso parte le massime autorità dei due paesi al fine di ricucire la profonda ferita e le divisioni che l’occupazione e il massacro avevano provocato tra i due popoli, l‘incidente aereo, che costò la vita a 95 persone, impedì lo svolgersi della cerimonia.

Basterebbe già questo a far sorgere teorie complottistiche, poi il fatto che l’incidente sia avvenuto presso un aeroporto militare russo fa il resto. L’emozione che causò l’incidente in Polonia fu enorme, a ciò va aggiunto che in pratica si è avuta la decapitazione dell’intera dirigenza polacca, una crisi istituzionale realmente drammatica.

Ora a creare tensioni è arrivata la relazione finale del MAK. I polacchi accusano apertamente i russi di non voler mettere in alcun conto le responsabilità che avrebbero nell’incidente che intenderebbero così accollare interamente alla Forza Aerea Polacca. Una sorta di riedizione del comportamento tenuto dai russi dopo lo sterminio di Katyn. Secondo i principali esponenti del governo polacco una lunga serie di dubbi sarebbe senza risposta, tanto che il Primo Ministro Donald Tusk ha riunito i ministri degli esteri, della difesa, della giustizia, ed il suo vice per discutere del rapporto.

I russi sono piuttosto infastiditi da queste reazioni ma mantengono un basso profilo per evitare di approfondire la polemica. In loro aiuto si schiera addirittura Lech Walesa, che sia pure di mala voglia riconosce che l’operato dei russi è da considerare irreprensibile, almeno per questo caso. Il Primo Ministro Donald Tusk e il Presidente Bronislaw Komorowski, avevano cercato di disinnescare la tensione tra Polonia e Russia, per salvare il disgelo avviato in ottobre con la visita del Presidente russo Dimitri  Medvedev che aveva riconosciuto i crimini sovietici di Katyn.

Però Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del presidente morto nella sciagura e capo dell'opposizione nazionalista e conservatrice, accusa i russi di complotto e cavalca la tigre del deterioramento dei rapporti giocando sullo storico sentimento antirusso dei polacchi. Una similitudine con quanto conosciamo in Italia la possiamo fare con i sentimenti antimeridionali che spesso cavalca il senatore Bossi: i polacchi ora se la prendono con i controllori del traffico russi. Una discussione che promette di non fermarsi a breve.

Noi in un prossimo intervento cercheremo di sintetizzare il rapporto sull’incidente e le questioni meramente aeronautiche.

(21 gennaio 2011)

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