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La sicurezza ha un costo

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L'inizio di questo secondo decennio del terzo millennio non si presenta sotto i migliori auspici per i piloti europei, preoccupati dai possibili sviluppi del processo di revisione delle norme che regolano il loro impiego. Revisione suscettibile, a giudizio dei piloti, di ricadute sulla sicurezza del volo.

Le limitazioni relative alle ore di volo e di riposo dei piloti (e degli assistenti di volo) erano fin qui contenute in un documento, facente parte della Normativa Europea EU-OPS1 e denominato Subpart Q, entrato in vigore nel luglio del 2008, a sua volta sviluppato a partire da quanto contenuto nella preesistente normativa JAA, che aveva costituito il primo abbozzo di una regolamentazione comune ai vari stati europei in materia di aviazione civile. Prima di allora, ogni Stato (e spesso ogni compagnia) si atteneva alle proprie regole.

Fin dal 2006, la Commissione Europea ha affidato all'EASA (European Aviation Safety Agency), nata nel 2003 come organismo indipendente, il compito di assisterla nella redazione delle norme d'impiego dei naviganti. Come risultato di questo incarico, all'indomani del varo della normativa EU-OPS1, l'EASA aveva a sua volta commissionato alla società svizzera Moebus Aviation uno studio medico e scientifico sulla fatica operativa alla quale le FTL (Flight Time Limitation) contenute nella Subpart Q sottoponevano i piloti, con particolare riguardo alle ricadute sull'efficienza psico-fisica, e quindi sulla sicurezza del volo.

Le conclusioni di quello che nel mondo aeronautico è ormai noto sotto il nome di “rapporto Moebus” arrivarono pochi mesi dopo, evidenziando 18 punti critici per i quali si manifestavano dubbi di possibili conseguenze negative sulla sicurezza, e proponendo in sostanza un alleggerimento delle condizioni di lavoro degli equipaggi.

Tra il 2009 e il 2010, l'EASA ha dato vita a un Rulemaking Group (una commissione alla quale hanno partecipato compagnie europee, piloti e assistenti di volo) che ha presto rivelato una pesante conflittualità tra la lobby delle compagnie aeree, preoccupate dall'impatto economico dei suggerimenti di Moebus Aviation, e le organizzazioni professionali dei naviganti, molto attente alle ricadute sulla qualità della vita e la sicurezza del volo.

E arriviamo finalmente al 20 dicembre del 2010, quando l'EASA ha presentato una Notice of Proposed Amendment (NPA) nelle cui 250 pagine è delineato il percorso seguito e le considerazioni applicate per mettere a punto le regole che andranno a sostituire quelle attualmente in vigore.

La delusione dei piloti non ha tardato a manifestarsi, perché l'attenta lettura del testo evidenzia una netta propensione di EASA a ignorare le raccomandazioni del “rapporto Moebus, e a tenere invece nel massimo conto le avversioni manifestate dalle compagnie aeree nei confronti di ogni variazione delle norme di impiego passibile di generare un effetto economico negativo.

La procedura prevede ora un periodo di tre mesi durante i quali compagnie, enti nazionali, sindacati di categoria, ma anche semplici privati avranno modo di far pervenire a EASA considerazioni, suggerimenti e richieste, dopodiché la palla passerà al Parlamento Europeo, che dovrà varare la nuova legge, destinata presumibilmente a entrare in vigore a metà 2012.

Intanto i piloti, indispettiti dall'atteggiamento di EASA, che a fronte delle diverse opzioni di scelta sui vari punti evidenziati nella NPA ha sempre concesso maggior peso alle considerazioni di carattere economico, sono sul piede di guerra.

European Cockpit Association (ECA), che riunisce le associazioni professionali di tutta Europa, sta già esercitando forti pressioni a tutti i livelli, e ha iniziato un percorso di sensibilizzazione tra gli addetti ai lavori e davanti all'opinione pubblica. Molto meno diplomatici, i piloti spagnoli hanno già messo in atto una serie di agitazioni e di scioperi contro le nuove, paventate regole.

“Che la sicurezza del volo abbia un costo, talvolta molto alto, è cosa risaputa, -sostengono- resta da stabilire se questo prezzo dovrà essere pagato in euro o in vite umane.”

(5 febbraio 2011)

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