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La preoccupazione di ECA

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Martin Chalk, presidente uscente di ECA (European Cockpit Association) non si nasconde certo dietro a troppi giri di parole nel suo ultimo editoriale per il bollettino mensile dell'associazione: “I fattori commerciali sono secondari rispetto all'esigenza di sicurezza di equipaggi e passeggeri”.

Un passato da istruttore della RAF e un presente da comandante di British Airways, Martin Chalk ha presieduto negli ultimi 6 anni l'ECA, che raggruppa 38 associazioni professionali di piloti di altrettanti paesi europei, e può quindi a giusto titolo affermare di essere “la voce dei piloti europei”.

E i piloti europei sono preoccupati perché il processo di revisione e armonizzazione delle regole riguardanti i limiti massimi di volo e di servizio e i tempi minimi di riposo tra un servizio e l'altro, sta oggi virando pericolosamente verso una soluzione che pare tenere in conto più le necessità economiche delle compagnie aeree che gli studi scientifici in materia di fatica operativa.

“La fatica è un problema subdolo, e chi ne soffre è l'ultimo a rendersene conto -scrive Chalk- Per anni ECA ha sostenuto la necessità di una regolamentazione sui tempi di lavoro e di riposo basata sui migliori studi di settore disponibili. La stessa ICAO (l'agenzia ONU che rappresenta la massima autorità internazionale in materia di aviazione commerciale N.d.R.) lo richiede, ed è la sola maniera di proteggere le vite degli equipaggi, dei passeggeri e di chi vive nelle zone da loro sorvolate.”

“ECA -prosegue- accetta solo questo approccio scientifico, e sostiene che qualsiasi ricaduta sociale o commerciale debba essere considerata secondaria rispetto all'esigenza di proteggere chi viaggia.”

Le proposte contenute nella regolamentazione in via di approvazione, si legge in un articolo all'interno del bollettino, vanno in direzione contraria rispetto alle conclusioni scientifiche perfino della commissione che la stessa EASA (European Aviation Safety Agency) aveva incaricato di studiare il problema, e paiono tenere unicamente conto degli obbiettivi di riduzione dei costi delle compagnie aeree.

Quello che indispettisce i piloti, è la constatazione che negli Stati Uniti, dove parimenti le FTL (Flight Time Limitations) sono in rifacimento, ci si muove in direzione opposta, e il problema della fatica degli equipaggi è arrivato addirittura a provocare l'intervento diretto del Senato. Anche la recente richiesta di un rallentamento del processo di approvazione delle nuove regole, avanzata da alcune compagnie, ha incontrato un secco rifiuto.

In Europa invece, il mancato riconoscimento delle evidenze scientifiche sta già causando, fa notare ECA, almeno una vittima: il diritto fondamentale dei cittadini europei a imbarcarsi con un livello di sicurezza pari a quello dei loro omologhi d'oltreoceano.

O anche, più semplicemente, ad imbarcarsi con la stessa aspettativa di sicurezza che oggi molte regolamentazioni nazionali (in primis quelle inglesi e spagnole) garantiscono a chi vola. Non a caso, inglesi e spagnoli sono in prima linea nelle proteste di questi ultimi mesi.

Insomma, la tanto attesa “armonizzazione delle regole” voluta dall'Unione Europea rischia di trasformarsi in un'occasione clamorosamente persa sul fronte della sicurezza aerea.

(1 marzo 2011)

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