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Comandanti e piloti - II

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Nelle compagnie strutturate, quelle che hanno una storia e una tradizione addestrativa alle spalle, si entra come copiloti e si svolge l’intera carriera seduto a destra, fino al momento in cui si viene chiamati a sostenere gli esami per diventare comandanti.

Quindi, in linea di massima, chi è entrato prima, sosterrà il corso comando prima e, a parità di ogni altra condizione, questo dovrebbe avere come risultato che i comandanti siano più anziani dei copiloti.

Tuttavia, come ho già detto, questo non è sempre vero, perché i corsi comando costituiscono per il pilota una sorta di prova iniziatica, spesso vissuta con ansia, per il numero e la qualità delle prove che occorre superare: esami teorici, di volo, sia in linea che al simulatore, in tutte le condizioni, essendo giudicato da un numero considerevole di piloti istruttori e controllori.

Fino a non molti anni fa, una stima approssimativa faceva ritenere che il 30% di coloro che sostenevano queste prove non diventava comandante, restando così copilota a vita. Sono dati che vanno presi con il beneficio di inventario, poiché per quanto possa sembrare strano non esistono statistiche in materia.

E poi occorre anche rilevare che ci sono altre notevoli eccezioni a questa normalità. Infatti, vi sono piloti che provengono dalle forze armate e che hanno già volato quindici anni, ricoprendo tutti i tipi di ruolo (tra i quali comandante di reparto, comandante di gruppo, istruttore, comandante di equipaggio, etc.). Una volta entrati in una compagnia aerea, però, devono ricominciare da capo, come un qualsiasi pilota neo-brevettato.

Ne conosco alcuni che sono molto più bravi di me e che hanno delle capacità decisamente fuori della norma. Uno di questi mi ha mostrato il suo brevetto di volo, nel quale sono segnate le abilitazioni a pilotare i vari aerei. Sul mio ce ne sono una decina, mentre nel suo brevetto c’è la semplice dicitura “Abilitazioni macchina: tutte”.

In pratica, lui sale su un aereo e si abilita da solo, scrive i manuali di impiego, scoprendo da solo quali sono le limitazioni che poi altri piloti dovranno rispettare per operare in sicurezza. Quando volo con lui è un piacere perché scopro sempre cose nuove e spostano un po’ più in là l’orizzonte della mia ignoranza.

Devo dire, tra l’altro, che in queste persone la bravura è inversamente proporzionale alle arie che si danno, tanto che talvolta ho il sospetto che mi stiano prendendo in giro, quando mi chiedono dei consigli.

Non come quel mio amico, che saputo della mia nomina a comandante, mi chiese: “Si, ma con te c’è sempre qualcuno che ti dice quello che devi fare... vero?”

(9 marzo 2011)

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