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Col senno di poi

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“L’eroe dell’Hudson? Sbagliò manovra”. Questo il tenore di molti articoli apparsi in tempi diversi sulla stampa di vari paesi, tesi a smontare il mito del pilota americano Chesley Sullenberger, salito agli onori della cronaca in occasione del celebratissimo atterraggio nel fiume a motori spenti.

A onor del vero, la maggior parte di questi articoli non è originale, ma riprende la requisitoria fatta da un giornalista del Wall Street Journal, Andy Pastor, il quale, basandosi su alcune evidenze a suo dire determinanti, cerca lo scoop ipotizzando nientepopodimenoche un complotto.

Proprio così: un complotto per insabbiare le risultanze di alcune prove al simulatore, fatte da piloti “veterani”, che dimostrerebbero che “l'eroe” ha sbagliato. La cosa curiosa è proprio l’affermazione fatta dal giornalista: “Con il senno di poi, il pilota sarebbe potuto tornare sano e salvo all’aeroporto La Guardia”.

Appunto... tutti sanno che il senno del poi è una scienza esatta. Sarebbe come dire che il capo della difesa aerea statunitense ha sbagliato a non inviare i caccia intercettori appena saputo del dirottamento degli aerei che avrebbero poi colpito le torri gemelle.

Ma quando si parla di fronteggiare un’emergenza, l’elemento sorpresa è determinante. Anzi, possiamo dire che la situazione affrontata da “Sully” era, oltre che imprevista, assolutamente improbabile.

Riascoltando le comunicazioni tra l’aereo e l’ente di controllo del traffico aereo e soprattutto le conversazioni tra i due piloti all’interno del cockpit, si percepisce una calma nell’affrontare un evento, classificabile senz'altro come catastrofico, che basterebbe da sola a farlo definire eroe.

Stava affrontando un ammaraggio, una manovra che non è quasi mai provata nei simulatori di volo, con due motori praticamente spenti. Tradotto: ci sono buone possibilità che questo sia il mio ultimo volo.

Invece Sully ha effettuato una manovra praticamente perfetta, ha istruito l’equipaggio a dare assistenza ai passeggeri, ha coordinato i mezzi di soccorso, comunicando tutto alla torre di La Guardia. Non ci sono stati né morti, né feriti.

In seguito all’incidente non si è mai vantato, non è mai salito sopra le righe anche di fronte alla stampa e alla commissione parlamentare che ha aperto un’inchiesta. Ha spiegato alcuni punti critici della professione pilota come pochi altri sarebbero stati in grado di fare.

Insomma, non è un eroe... dovrebbero farlo santo subito.

Non altrettanto fortunati furono i due piloti del volo Tuninter, protagonisti di un evento simile, quando, a causa di un indicatore carburante non idoneo installato sul quel particolare tipo di aereo, subirono lo spegnimento di tutti e due i motori. Purtroppo, l’ammaraggio in quel caso non andò bene, anche perché in mare è più complicato che su un fiume, causando la morte di alcuni passeggeri.

Sono stati entrambi condannati a dieci anni di reclusione sulla base di prove effettuate al simulatore da un ingegnere che, inserendo i dati del volo, è riuscito a dimostrare che, sempre col senno di poi, si poteva raggiungere l’aeroporto di Palermo Punta Raisi.

Una vera idiozia, che però non ha avuto una contro-argomentazione efficace. Anche per questo esiste Manuale di Volo.

(23 marzo 2011)

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