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Tranquilli, si vola...

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La primavera sembrava in anticipo, quest'anno, regalando alcune giornate ventose, ma serene e asciutte e l'improvvisa, violenta perturbazione che è arrivata nelle prime ore del giorno ha colto tutti un po' di sorpresa. Bilancio: strade allagate, rami spezzati e traffico nel caos.

Non è stato facile arrivare in aeroporto, e il compito che ci si preannuncia non è dei più agevoli: i temporali continuano a battere forte, con evidenti contraccolpi sulla regolarità delle operazioni di volo.

La sicurezza, quella, è sempre garantita, perché nei momenti più brutti i decolli e gli atterraggi vengono momentaneamente sospesi, ma anche senza vederlo immagino che il tabellone degli arrivi e delle partenze, in aerostazione, assomigli più a un bollettino di guerra che a un orario di voli.

E senza troppo sforzo riesco anche a vedere i volti della piccola folla che sotto al tabellone in questione si accalca: visi seccati, occhi che corrono all'orologio, sguardi tesi, a volte semplicemente contrariati dal succedersi di nuovi annunci di ritardo, altre volte apertamente impauriti.

E c'è chi, ad ogni frullare di cifre sullo schermo, si attacca freneticamente al telefonino e chi invece se ne sta in disparte, silenzioso, e quasi non osa più alzare lo sguardo, in apparenza disposto a sopportare docilmente qualsiasi ulteriore contrattempo.

Nel frattempo, al centro equipaggi, anche noi stiamo ingaggiando la nostra piccola lotta contro il maltempo e i ritardi da esso causati. Ci hanno già detto che almeno mezz'ora è da mettere in conto, ma visto che la situazione è in rapida evoluzione, decidiamo comunque di procedere con le operazioni di imbarco. Una momentanea schiarita è sempre possibile, e vogliamo quindi essere pronti a partire in ogni momento... forse addirittura in orario, se le cose vanno bene.

Se invece dovesse andar male, sappiamo già che ci saranno da sopportare le proteste e il malcontento di chi, poco prima, imprecava davanti al tabellone e gli sguardi di muto rimprovero di quelli che, più apprensivi, se ne stavano viceversa in silenzio rimuginando, chissà, proponimenti di rinuncia al volo.

Non importa: si va a bordo ugualmente, e mai come in questi casi la comunicazione diretta dell'equipaggio di condotta ai passeggeri diventa importante. Ci sono ovviamente tante cose da fare, più del solito, perché una perturbazione come questa, veloce e violenta, pone una bella serie di problemi, senza contare che l'intero sistema aeroportuale non sta certamente funzionando in condizioni ideali e tutto procede un po' a rilento. Tuttavia, una volta che i passeggeri sono a bordo, tra i molti compiti che ci toccano c'è anche quello di fornire loro informazioni precise e aggiornate.

Poco importa se alcuni, forse quasi tutti, le accoglieranno con fastidio e talvolta con incredulità. Ci sono anche gli altri, quelli che avevano paura e che ora, sentendo la pioggia scrosciare sulla fusoliera di questo tubo metallico dove si trovano ad essere rinchiusi, ne hanno ancora di più. Sono quelli che, nel loro angolo, meditavano di tornarsene a casa e che ora, magari, si pentono di non averlo davvero fatto. Per loro quello che diciamo può essere davvero importante, e infatti non si perdono una sola parola dei nostri annunci.

E siccome mi rendo conto che anche l'occhio vuole la sua parte, mi ritaglio un paio di minuti per farmi una passeggiata fino alla coda dell'aereo. Mi intrattengo pochi secondi a parlare con gli assistenti di volo che presidiano le porte posteriori, giusto per fornire agli occhi dei passeggeri un alibi alla mia estemporanea passerella. In realtà questa sorta di sfilata è dedicata esclusivamente a chi è in apprensione: un tentativo di trasmettere, anche se non è facile, una parte della mia tranquillità a chi si arrovella nelle sue paure.

Poi, alla fin fine, riusciamo a lasciare il parcheggio con appena 15 minuti di ritardo, ma so bene che questo non basterà a calmare il risentimento degli incavolati né, tanto meno, a far passare la paura agli ansiosi.

(24 marzo 2011)

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