La protettrice delle assistenti di volo

Scritto da Franco Di Antonio

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Ero convinto, come in verità è, che le hostess devote alla religione cristiana, avessero come patrona la Madonna di Loreto. Finché non mi è capitato un increscioso lapsus alla Totò: in visita alla chiesa di Santa Passera alla Magliana, a Roma, mi è venuto in mente che tale santa fosse protettrice delle hostess e quindi ho chiesto lumi.


Tra l’ilarità generale, mi hanno spiegato che intanto il nome di Passera era riferito al luogo e non ad un nome di persona, e poi che nulla risultava circa il mio ricordo. Infatti la protettrice delle assistenti di volo risponde al nome di santa Bona da Pisa. Mi direte che per un romano confondere i due termini non è poi cosa così grave, ma rimane comunque la figura barbina.

Bona nacque a Pisa verso il 1155/1156 nella parrocchia di San Martino di Guazzolongo nel quartiere di Kinzica. Mamma Berta era di origine còrsa e dopo essersi stabilita a Pisa conobbe un mercante, Bernardo. Il nome Bona, dal chiaro significato affettivo e augurale, è proprio di origine medievale e fu molto popolare a quel tempo in Toscana. Bona fu l'unico frutto di quel matrimonio: Bernardo si imbarcò quando Bona aveva solo tre anni e non fece più ritorno, lasciando così Berta in grandissime difficoltà.

All'età di sette anni, passando davanti ad una chiesa, Bona vide il crocefisso che la benediceva. Fu questa la prima di molte visioni, così grazie ad un prete, Giovanni dell'Ordine dei Canonici Regolari di San Agostino, entrò in convento e decise di dedicare la sua vita al Signore. Bona scelse di martoriare il suo corpo con prove sempre più dure e giunse ad indossare il cilicio dopo una nuova visione di Gesù. All'età di dieci anni ebbe una nuova visione che la segnerà per la vita: insieme con Gesù e Maria incontrò San Giacomo. Preparata da padre Giovanni, nel medesimo anno si presentò al Priore che la consacrò al Signore.

Dopo tre anni di raccoglimento ed aspre penitenze, nel 1170, a seguito di una nuova visione di Gesù, partì per Gerusalemme, dove il Signore le aveva rivelato che viveva Bernardo, il padre. Avvertita ancora da Gesù, sfuggì al tentativo paterno di impedirle di scendere dalla nave, rifugiandosi da un eremita di nome Ubaldo, che divenne il suo padre spirituale. Durante il viaggio di ritorno venne catturata dai saraceni, insieme ad alcune sue compagne di viaggio, e ferita al costato. I pirati la imprigionarono e la sottoposero ad innumerevoli maltrattamenti. Riscattata da alcuni mercanti pisani, riparò finalmente verso il 1175 nella sua stanzetta di San Martino.

Al suo rientro a Pisa, venne colpita da una nuova visione, che la spinse ad unirsi ad altri pellegrini per un viaggio a Santiago de Compostela. Fu in quell’occasione a chiarirle definitivamente che la sua missione in terra, in un ́epoca in di viaggi lunghi, faticosi e pericolosi, era quella di assistere i pellegrini. Le sue doti morali e pratiche la fecero diventare sostegno ideale per tutti coloro che intraprendevano quel viaggio, tanto che la futura santa, per altre otto volte, si dedicò ad assistere i pellegrini nel loro cammino (di nove mesi) verso il santuario spagnolo di Compostela. Nel corso della sua vita accompagnò i pellegrini anche a Roma e al santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano.

Bona, così esile e continuamente sottoposta a prove fisiche (che in parte lei stessa si procurava), non esitava: partecipava ai pellegrinaggi, si assegnava il compito di sorreggere nelle difficoltà, incoraggiare nei momenti più difficili, prestare soccorso sanitario ed invitare tutti i pellegrini alla preghiera e alla penitenza. Oramai quasi cinquantenne, stanca e fisicamente provata sia dal suo lungo viaggiare sia dalle prove fisiche che lei stessa si procurava, tornò a Pisa, città con la quale mantenne per tutta la vita un forte legame, e vi restò trascorrendo il suo tempo in meditazione e preghiera per due anni, fino a quando decise di partire da sola per Compostela per un ultimo viaggio.

Secondo la tradizione, quest’ultimo viaggio avvenne grazie all’intervento di san Giacomo, che la portò in volo (e qui si può leggere l’accenno alle assistenti di volo), fino alla sua destinazione, da cui tornò, poco prima di morire, portando con sé un pugno di conchiglie provenienti dalle spiagge di Santiago di Compostela, come prova di quell’avvenimento. Costretta dopo quest’ultimo viaggio ad interrompere per sempre i pellegrinaggi, morì il 29 maggio 1207.

Le sue spoglie riposano nella chiesa di San Martino, a Pisa, dove numerose assistenti di volo a lei devote si ritrovano ogni 29 maggio. Il simbolo della santa è rappresentato da una croce con la lettera B. L’elevazione ecclesiastica a patrona delle assistenti di viaggio e di volo avvenne grazie a papa Giovanni XXIII.

Papa Roncalli la proclamò ufficialmente patrona delle hostess d’Italia il 2 marzo 1962. con queste parole: “La Chiesa (...) guarda anche a quelle giovani che, ai nostri tempi, nei quali sono aumentati straordinariamente i viaggi all'estero, (...) offrono ai viaggiatori la loro opera di assistenza e adempiono ad un ufficio certamente benefico e utile, ma esposto a moltissime difficoltà e pericoli. Per cui sembra conveniente che (...) siano informate agli esempi di una celeste Patrona e siano sempre difese dalla sua protezione. Viene proposta la vergine pisana Bona. (...) che si recò più volte nei Sacri Luoghi, nell'Alma Città e a Santiago de Compostela, spinta da sentimenti religiosi come guida e aiuto dei pellegrini.(...) Per sempre dichiariamo santa Bona, vergine pisana, patrona delle assistenti dei viaggiatori comunemente dette hostess”.

A sottolineare il rapporto tra la città, la santa, i viaggi ed il volo la SAT, Società Aeroporto Toscano S.p.A., ha inaugurato il 26 marzo 2009 la nuova immagine di Santa Bona come pala di altare nella cappella collocata al primo piano del terminal passeggeri dell’aeroporto Galilei di Pisa San Giusto.

(4 dicembre 2017)