Germanwing, il tempo che non è stato concesso

Scritto da Roberto Malaguti

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Premetto: non discuto i risultati di quanto emerge fino ad ora, non voglio ne sono complottista, in genere quello più semplice è quello che è accaduto, ma contesto il metodo, contesto i risultati sommari sparati a media assetati di rassicurazioni e di colpevoli.


E contesto un magistrato che ha violato le basilari norme di riservatezza su di una inchiesta in corso (siamo proprio cugini stretti con i francesi) e che ha messo i tecnici che stanno cercando di capire e seguire un protocollo di indagine serio, in gravissime difficoltà e probabilmente inficiato nel futuro la credibilità e l’autonomia di tutte le prossime inchieste.

E contesto i giornalisti che hanno detto in meno di 48 ore tutto ed il contrario di tutto e che tra 48 ore avranno dimenticato i danni creati per scrivere di altro…

Sono passate meno di 48 ore da quando  150 vite si sono spente nel lampo  di un aereo che si schianta a 400 nodi contro un pendio impervio sulle alpi francesi.

Ho due figli poco più grandi di quei ragazzi di ritorno da un periodo di vacanza studio in spagna,  anche loro viaggiano per l’Europa per vacanza e per studio, e viaggiano in aereo. Non si può non essere empatici con le loro tragiche vicende, ma non voglio e soprattutto non posso parlare dell’incidente, se n’è già parlato e scritto troppo, in sole 48 ore, e quasi sempre a sproposito.

Voglio dire la mia a e per tutti quei ragazzi che viaggiano in un’Europa sempre più spaventata, sempre più senza orizzonti e senza una guida seria e competente. Un’Europa che viaggia sempre più in balia degli stregoni dell’economia e dei ciarlatani di una stampa fumettistica e massimalista, sempre pronta a cedere alla tentazione della piazza e prona, una volta alla legge di Lynch, un'altra a quella della BCE.

Un’Europa che sembra non cercare più la verità, attraverso il rispetto rigoroso delle procedure ma vuole risposte immediate, sommarie, purché riflettano il desiderio di fuggire alla paura dell’irrazionale e non dia motivo di ipotizzare complotti, e che invece complotti genera e fa crescere. Se poi le risposte riflettono quello che la massa pensa sia vero o vuole sia vero tanto meglio. Il tempo, l’attesa, male si concilia con gli umori della pancia di una società che cerca inutilmente di esorcizzare fantasmi sempre più reali.

Ma, una volta, il tempo era galantuomo, una volta la gatta frettolosa faceva gattini ciechi, ora no, ora crea miti, leggende, complotti.  E questo ci rassicura, se non è stato l’ISIS, se non volevano uccidere degli Italiani, se non è una manutenzione approssimativa, se un colpevole c’è e ma magari è un folle, allora va tutto nel corso naturale delle cose, possiamo tornare a credere che il nostro mondo sia quello che conosciamo bene (ma siamo sicuri di conoscerlo veramente?).

Ci sono procedure da seguire, la verità non è una parola semplice da scrivere, meno che mai da accettare, ma ci vuole tempo e lavoro per trovarla. Ragazzi, fermatevi un momento, fermatevi a ragionare. Voi avete tempo, voi che siete giovani, avete tutto il tempo del mondo davanti a voi, non commettete gli stessi errori di una generazione sbandata.

Per avere risposte serie ci vuole tempo, si devono analizzare i fatti, da tutti i punti di vista e non sotto il primo raggio di sole che illumina la scena di un disastro. Ci vuole la costanza e l’amore per il proprio lavoro che fanno spendere anni di studio e di preparazione e di esperienza.

Vale per tutti, per i piloti, per i giudici che conducono le indagini e che non dovrebbero anticipare sentenze, per i giornalisti, che troppo spesso scrivono per vendere, per i politici che devono educare e condurre, non sfruttare le debolezze della massa per mantenersi a galla. Imparate ad apprezzare il tempo, che fa capire, che spiega.

Ci vuole tempo per “leggere “i dati da un CVR, ci vuole tempo per trarre conclusioni, ci sono analisi incrociate da fare, dati da verificare, protocolli da rispettare, tempo da attendere.

La prima vittima della guerra è la verità… riflettere su questo mi sembra doveroso.

(27 marzo 2015)