L'ignoranza dei giornalisti

Scritto da Ivan Anzellotti

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I giornalisti italiani non hanno molta fantasia quando si tratta di raccontare un fatto di cronaca relativo al mondo dell’aviazione: c’è sempre panico tra i passeggeri o si è sfiorata la tragedia ad “alta quota”, anche se magari è successo un contrattempo durante il decollo.


Se qualcosa di piccolo cade dal cielo è sempre un ultraleggero, e in genere si “schianta” al suolo, non precipita. Se il velivolo è un pochino più grande, allora si tratta senza dubbio di un “Piper”, e quando passiamo agli aerei di linea vediamo la creatività tipica italiana prendere il largo per cui un Airbus diventa un B320 o un Boeing è un A737.

Con più di due motori è facile catalogare, siamo di fronte a un Jumbo, e se passiamo al mondo militare la musica non cambia, si parla di un F16 mostrando la foto di uno Spitfire.

Ma perché? Se siete ignoranti, nel senso stretto del termine, cioè ignorate ciò di cui state parlando, lasciate il campo a chi ne sa di più, o almeno informatevi, domandate, studiate.

Ci sono una infinità di modelli di velivoli differenti, alcuni a motore, altri senza, gli elicotteri, i palloni aerostatici, ognuno con le proprie caratteristiche e soggetti ad avarie specifiche per cui, in caso di incidente, sono necessarie accurate indagini da parte di personale qualificato.

Dopo ogni tragico evento appare subito in televisione l’esperto di turno che, con l’aereo ancora sott’acqua e le scatole nere da trovare, ha già capito le cause del disastro e dispensa giudizi e valutazioni tecniche.

Mettiamo subito in chiaro un dato: nessuno può capire anche solo lontanamente le cause di un incidente se non si recuperano i resti del velivolo e soprattutto le scatole nere.

Se chiedete a un vero esperto cosa ne pensa di un incidente vi risponderà in un solo modo: “non so nulla, aspettiamo la fine delle indagini”, punto!

Non è una foto su Facebook o un video su Youtube che potrà svelare in anticipo cosa è andato storto in un decollo terminato fuori pista, e nemmeno il passeggero sopravvissuto, che in genere aveva notato l’aereo volare a una velocità insolitamente alta, è in grado di dare un contributo valido dopo un atterraggio finito rovinosamente!

C’è solo una cosa da fare dopo un disastro aereo, e di qualsiasi altra natura, rimanere in silenzio e aspettare che i professionisti delle indagini svolgano il proprio lavoro col tempo di cui hanno bisogno.

Per rispetto dei lettori, che devono essere informati e non impauriti, e delle famiglie delle vittime, sperando sempre di imparare qualcosa di nuovo affinché una tragedia simile non capiti più.

(10 novembre 2018)