L'esempio di Fano

Scritto da Stefano Sartini

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Avioturismo è una parola che comincia a diffondersi anche in Italia. Certo, chi non mastica pane e aerei potrebbe pensare che si tratti di andare in vacanza in qualche posto esotico utilizzando voli di linea. Invece si tratta proprio di persone che si spostano per lo Stivale con il proprio velivolo.


E se vi immaginate lussuosi executive che depositano personaggi più o meno famosi (e danarosi) a Venezia o in Costa Smeralda, siete nuovamente fuori strada. Si tratta di normalissimi appassionati che pilotano personalmente i loro piccoli velivoli e li usano come chiunque userebbe la propria auto per andare in vacanza in località di mare, monti, città d’arte, o semplicemente in agroturismi immersi nel verde delle nostre colline.

Ovviamente agli aerei, anche se piccoli velivoli a due o quattro posti, servono le piste e il turismo aereo ha bisogno di poche formalità per rendere rapidi e piacevoli gli spostamenti da una località all’altra. Per questo l’avioturismo si svolge in massima parte sulle aviosuperfici invece che negli aeroporti: basta una pista d’erba di cinquecento metri con pochi importanti servizi di accoglienza (guarda caso sono spesso associate a stupendi agroturismi) e il gioco è fatto. Nessuna autorizzazione, nessuna tassa di atterraggio, ambiente amichevole, si trovano praticamente ovunque e si può perfino campeggiare sotto l’ala del proprio aereo.

Diamo un po’ di numeri? In Italia ci sono circa 42.500 piloti abilitati con licenze non commerciali (PPL e VDS) che “volano” circa 15.000 piccoli aerei (aviazione generale e ultraleggeri) e in Europa, essenzialmente Francia, Germania, Svizzera e UK, volano circa 110.000 aerei da turismo. Ovviamente non tutti praticano avioturismo, ma i numeri cominciano a crescere sensibilmente, di pari passo alla disponibilità di apposite guide multilingue e altri servizi dedicati.

fanoQuesto ragionamento è stato il filo conduttore della cerimonia di apertura della manifestazione Fano Wing Show che si è svolta, purtroppo non baciata dalla fortuna metereologica, nella bella cornice dell’aeroporto di Fano nel fine settimana del 25 e 26 maggio scorsi.

L’aeroporto di Fano è un aeroporto civile non controllato aperto al traffico VFR di aviazione generale, con una pista erbosa di ben 1.350 metri, posto vicinissimo al centro storico, alla riviera ed epicentrico rispetto ad un’area storico-culturale che comprende Romagna, Marche e Umbria.

Dunque perché la vocazione di un piccolo aeroporto come questo non può essere quella avioturistica? E’ ciò che si è chiesto Gianluca Santorelli, il nuovo Presidente di Fanum Fortunae, la società che gestisce l’aeroporto.

D’altra parte il piccolo impianto marchigiano da un lato si trova “stretto” fra due aeroporti commerciali come Rimini e Ancona e dall’altro non ha spazio per una pista di lunghezza adeguata al traffico commerciale. Meglio dunque privilegiare l’aspetto avioturistico sfruttando tutte le potenzialità già esistenti, la disponibilità di rifornimento carburante come la possibilità di ricoverare i velivoli e l’assenza di tasse aeroportuali.

Occorre invece implementare ciò che manca: la pista in asfalto che garantisca l’utilizzo tutto l’anno pare essere già finanziata e di prossima realizzazione, mentre si sta lavorando per ottenere l’autorizzazione da parte di ENAC per poter ospitare anche gli ultraleggeri basici in aeroporto e per realizzare tutti quei servizi (noleggio scooter in aeroporto, mappe turistiche, itinerari avioturistici, convenzioni con alberghi, punti informazione ecc.) utili appena scesi dall’aereo.

Più in generale l’attività avioturistica potrebbe rappresentare la strada da seguire per i piccoli aeroporti sparsi nel nostro paese, spesso scarsamente utilizzati a causa di esose tasse aeroportuali o di gestioni più simili a quelle di aeroporti internazionali che ad aviosuperfici. Succede così che le vicine Slovenia e Croazia ricevano un flusso avioturistico molto maggiore del nostro utilizzando piccoli scali gestiti interamente da un paio di persone e senza inutili formalità burocratiche da ottemperare.

E se per una volta invece di attivare l’italico ingegno, ci limitassimo a copiare?

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(29 maggio 2013)