La patente per volare

Scritto da Stefano Sartini

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Venerdì 05 luglio. Ci siamo, domani ho l’esame. Dopo stalli, simulate, navigazione, turbolenze, più o meno avventurosi atterraggi con vento al traverso (e relativi “richiami” interfonici dell’istruttore), lezioni invernali sottozero, scangurate sulla pista...


...dopo tante simulazioni dei quiz dell'AeroClub (ma quali siano le condizioni per la formazione del ghiaccio vetrone sulle ali, rimane un mistero), è il momento di dimostrare che ho assorbito almeno l’indispensabile di cultura del volo e, soprattutto, che sono in grado di pilotare un pendolare, deltamotore per gli amici, una volta staccate le ruote da terra.

Il volo ultraleggero, quello in deltamotore in particolare, è dipendente dalle condizioni meteo. I velivoli biposto possono avere un peso massimo al decollo non superiore a 450 chili. Il deltamotore, a meno di non trovarsi di fronte ad un’astronave di ultima generazione, difficilmente supera i 350 chili pilota e carburante compresi, quindi hanno un carico alare piuttosto basso. Questo significa che in caso di vento sostenuto o forti turbolenze, si balla che è un piacere. Quindi via a controllare le previsioni per la mattina seguente.

Il meteo dice: da poco nuvoloso a nuvoloso, vento da Nord-Est moderato, velocità 25-30 Km/h con punte di 35. Il che, sulla pista di Gubbio, si traduce in vento decisamente al traverso incanalato dalla valle e pista 01 in uso (quella con gli alberi in testata), condizioni che mi sono capitate solo un paio di volte durante l’addestramento. Va beh, ammetto che qualche poco elegante avviso all’aria mi è sfuggito…

Arrivo al campo con una buona mezz’ora di anticipo e vedo il delta della scuola che già scorrazza intorno alla pista, sale, scende, si allontana, si avvicina, atterra, riparte. Mi dicono che è l’esaminatore che prova le condizioni divenute già piuttosto “allegre” per dei principianti come noi. Fra l’altro sapevo che, di solito, l’esaminatore non sale sul delta durante la prova d’esame (come invece succede regolarmente per i tre assi), lasciando l’incombenza all’istruttore e comunicando via radio i compiti da eseguire per controllare l’andamento della prova da terra. Ma oggi abbiamo un esaminatore “nato” sul delta, mi dicono, quindi salirà a bordo con noi esaminandi…

Date le condizioni meteo in peggioramento, si decide di invertire l’ordine e cominciare subito con le prove di volo, prima i "pendolaristi" (Polaris Skin motorizzato Rotax 582, 64 Hp, ala da 13 metri) e poi i "treassisti" (ICP Savannah motorizzato Rotax 912, 100 Hp).

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Parte il primo pendolarista. Tutti a guardare un po’ preoccupati per l’avvicinamento; si porta in quota circuito, lungo sottovento un po’ burrascoso ma senza nessun problema. Appena inizia a virare in base si vede chiaramente l’effetto del vento al traverso: invece della classica virata che termina direttamente nella discesa in finale, inizia una discesa a granchio con il muso nella direzione del vento e ruotato di un buon 45° rispetto l’asse pista. Me lo immagino, il pilota... un occhio agli alberi, un occhio alla pista, un occhio agli alberi e una correzione di barra per contrastare la folata di vento! Infine, rapida botta alla barra come se fosse un manubrio di bicicletta poco prima di toccare e la pista è conquistata con qualche balzo ben compensato dagli ammortizzatori.

Tutto bene dunque, tocca a me. Effettivamente appena stacco il carrello dalla pista devo lavorare parecchio di braccia per tenere il delta in asse pista fino alla quota di uscita in controbase e la stessa cosa avviene durante il circuito con belle sventagliate che vogliono far prendere altre direzioni al mio povero delta. Comunico all’esaminatore che procederò con un avvicinamento non standard date le condizioni del vento e mi preparo a “granchieggiare” in discesa a mia volta.

Ora il fatto curioso. Durante la seconda parte del corso mi sono allenato ad atterrare piuttosto corto, cioè a mirare un punto un poco precedente la soglia pista e a raccordare la traiettoria di discesa livellando il più tardi possibile. Questo perché finita la scuola di volo non avrò a disposizione una vera aviosuperficie vicino casa, così dovrò accontentarmi di corti campi di fortuna o di un piccolo campo volo a una mezz’oretta di auto. Così, non tenendo conto delle condizioni particolari di vento e tirando la barra come al solito, sono venuto giù bello allegrotto, oltre che bello sballottato da Eolo. Ormai piuttosto bassi ho sentito spingere dietro il gomito sinistro, ma tutto concentrato com’ero a tenere il delta in asse pista nonostante il muso guardasse da un’altra parte, non ci ho fatto troppo caso. Poco dopo la spinta sul gomito si è fatta più insistente e ho capito che l’esaminatore, seduto ovviamente dietro, intendeva rallentare in quel momento e non quando pareva a me! Alla fine il contatto con la pista è risultato un po’ brusco ma comunque senza problemi!

Infine, la passione dell’esaminatore si è evidenziata anche nel fatto che, dopo lo svolgimento con successo dei quiz a risposta multipla (a proposito, qui un ottimo simulatore per chi ne avesse bisogno), ha chiamato i “pendolaristi” per una chiacchierata sul volo in deltamotore, intercalando domande sulle specifiche di volo del mezzo e così via. Insomma quasi un’insolita prova orale, non programmata ma sicuramente utile.

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Inutile dire che la mattinata è finita tutti insieme con le gambe sotto il tavolo. E finalmente quando incontrerò il mio amico che mi chiede sempre: “Allora, hai preso la patente per volare?” potrò finalmente dirgli che si, ho la patente!

Quindi, se capitate dalle parti di Urbino e vedete un coso verde e blu incedere con strane traiettorie poco sopra i Torricini, fate i bravi... scansatevi!

(8 agosto 2013)